Schiavi sul mare

Nell’ottobre 2010, la Environmental Justice Foundation (EJF) ha presentato il rapporto “All at Sea — the abuse of human rights aboard illegal fishing vessels” basato su indagini dettagliate svolte in quattro anni.

Secondo questo rapporto, pescherecci dediti alla pesca illegale violano continuamente i diritti umani. Gli armatori di queste imbarcazionii sottopongono a sfruttamento e maltrattamenti continuati i loro equipaggi.

il rapporto dell’ EJF dice anche che tali pescherecci pescano illegalmente in acque di tutto il mondo, ma molti sono anche ufficialmente autorizzati a vendere le loro catture nell’ Unione europea. La Pesca pirata frutta tra i 10 e i 23,5 miliardi di dollari l’anno in tutto il mondo.

La relazione aggiunge: “mentre qualsiasi tipo di pesca in mare è stato ampiamente considerato come uno dei mestieri più pericolosi al mondo, le condizioni sono ancora peggiori a bordo di questi pescherecci “pirata”.

A conferma di questo, il 20 aprile 2010, il Baird Maritime riportava che le Autorità costaricane avevano soccorso 36 persone, che sarebbero state usate come schiavi su barche da pesca.

Questi poveretti erano stipati insieme e avevano lavorato 20 ore al giorno. Gli erano stati sequestrati i passaporti, erano picchiati e vivevano su quelle navi da circa due anni. Il loro stipendio era stato pattuito sui 250 dollari al mese, ma non erano mai stati pagati. Essi provenivano dal Vietnam, Indonesia, Filippine Taiwan e Cina.

Secondo fonti internazionali attualmente, in Nuova Zelanda, 32 marittimi indonesiani, imbarcati su un presunto peschereccio pirata, hanno abbandonato l’imbarcazione su cui lavoravano denunciando soprusi, violenze subite e retribuzioni inadeguate.

Le Autorità locali sembra abbiano deciso purtroppo, semplicemente, di rimpatriarli, mentre i partiti di opposizione chiedono un’inchiesta ministeriale che faccia luce sulla situazione dei pescherecci stranieri che pescano nelle acque nuovazelandesi.

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Archiviato sotto cronaca marittima

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