Una lista twitter dinamica, a tema esclusivamente marittimo,con links a notizie che giungono da tutto il mondo in tempo reale..questo ed altro ancora e’ @Gentedimare/maritime : https://twitter.com/gentedimare/maritime
28 dicembre 2009
2010, anno internazionale della Gente di Mare
“Lo faremo con viva gratitudine, in riconoscimento dello straordinario servizio da voi reso ogni giorno della vostra vita professionale, spesso in circostanze pericolose, per consegnare agli oltre 6,5 miliardi di persone del mondo il frumento da cui deriva il nostro pane quotidiano, il gas e il petrolio che riscalda le nostre case o muove i nostri veicoli e i doni che condividiamo e di cui godiamo con le nostre famiglie e amici nel corso di questo periodo di festività”.
“Un milione e mezzo di marittimi che soddisfano le necessità quotidiane di oltre 6,5 miliardi di cittadini del mondo! È un fatto che passa inosservato o viene dato per scontato da molti, ma che dovrebbe essere annunciato ovunque forte e chiaro. I marittimi meritano il rispetto, la riconoscenza e la gratitudine di tutto il mondo e noi dell’IMO siamo intenzionati a far sì che nel corso del 2010 il mondo prenda atto del vostro ruolo e del vostro contributo eccezionale e del debito speciale che tutti noi dobbiamo a voi. Vi ringraziamo per questo!”.
12 dicembre 2009
Marittimi: diritto al voto, un problema in cerca di soluzione
I marittimi quando sono in navigazione o in un porto estero non hanno diritto di votare e per questo motivo vi sono marittimi che durante la loro vita lavorativa non hanno mai votato. Questo diritto è concesso soltanto a quei marittimi che si trovano, nei periodi delle elezioni, in porti italiani, ma come al solito la burocrazia alza le sue belle barriere rendendo difficile a diversi di questi ultimi l’usufruimento di questa concessione.
“I naviganti (marittimi) fuori residenza per motivi d’imbarco sono ammessi a votare, previa esibizione della tessera elettorale, in qualsiasi sezione del comune in cui si trovano temporaneamente, seguendo la seguente procedura:
- il marittimo deve presentare, presso la segreteria del comune in cui si trova, una domanda scritta dichiarando l’intenzione di votare in quel comune;
- la predetta Amministrazione comunale, immediatamente dopo aver ricevuto la domanda, e comunque non oltre il giorno antecedente la data della votazione, ne deve informare telegraficamente il comune nelle cui liste elettorali il dichiarante è iscritto, rilasciando al dichiarante stesso apposito certificato;
- il sindaco del comune di iscrizione elettorale del navigante, appena ricevuta la comunicazione telegrafica di cui sopra, inserisce il nome del navigante stesso in uno degli appositi elenchi, distinti per sezioni elettorali, che dovranno essere consegnati ai presidenti di seggio per le relative annotazioni nelle liste sezionali;
- il navigante, per essere ammesso al voto in una sezione del comune dove si trova, dovrà esibire, oltre al documento di riconoscimento, alla tessera elettorale e al suddetto certificato rilasciatogli dal sindaco, anche un certificato rilasciato dal comandante del porto nel quale si attestino i “motivi di imbarco” prescritti dalla norma;
- il sindaco del comune dove il navigante si trova, anche per il tramite del comandante del porto, può invitare il navigante stesso ad accedere a una determinata sezione, avente un numero non elevato di elettori iscritti;
- il navigante, all’atto della votazione, sarà iscritto nella stessa lista aggiunta nella quale vengono registrati i militari.
Nel caso di elezioni provinciali, ai sensi dell’art. 1, lett.f), del decreto-legge 3 maggio 1976, n. 161, convertito nella legge 14 maggio 1976, n. 240, i naviganti sono ammessi a votare per tali elezioni in qualsiasi sezione del comune ove si trovino per motivi d’imbarco, sempre che siano iscritti nelle liste di un comune della provincia.
Il SDM continua dicendo:
Anche se in questo caso il diritto al voto è garantito, leggendo la procedura è chiaro che questa è seguita da pochissimi lavoratori, a causa di una organizzazione burocratica che ha dei limiti. Inoltre non tutti potranno sapere in che porto si troveranno nel giorno delle votazioni. Visto quanto sopra sarebbe opportuno, da parte del Governo, cercare di trovare una soluzione unica sia per chi potrà votare in Italia che all’estero.
Quello che vorremmo dal Governo, e nello specifico dalla Commissione che dovrà affrontare e risolvere il problema voto dei marittimi a bordo di navi di bandiera, italiana e non, all’estero, è fare una LEGGE che regolamenti con una procedura standard il metodo di votazione. E’ chiaro che con il voto elettronico il problema sarebbe immediatamente risolto, per tutti, anche per quelli imbarcati su navi che effettuano linee tra porti taliani (toglieremmo la burocrazia di mezzo!). Attualmente questa via è difficile da seguire poichè entrano in gioco altri fattori, quindi rimarrebbe come unica soluzione seguire la metodologia del VOTO PER CORRISPONDENZA, ma con una formula studiata appositamente per i soli lavoratori marittimi.
C’è da sperare che questo diritto non venga garantito attraverso emendamenti inseriti in altre norme, poichè sicuramente poi ci troveremmo di fronte ad altri problemi. Occorre non arrivare alla soluzione, solo per dire siamo stati noi a darvi il voto (a buon intenditore poche parole), ma affrontare questo problema seriamente arrivando ad una LEGGE specifica, che non mostrerà problemi futuri”.
Servizio di Gabriele Flamma del TG2 Costume e società, sul problema garanzia diritto al voto per i lavoratori marittimi.
5 dicembre 2009
Pirateria nigeriana
Da tempo siamo abituati a leggere di attacchi pirateschi dei bucanieri somali, ma poco si legge degli attacchi di altri pirati lungo le coste di altre nazioni.
L’ IMB (Ufficio Marittimo Internazionale), che si occupa della pirateria mondiale, nel suo ultimo rapporto del 4 dicembre 2009, afferma che diverse navi, negli ultimi tempi, hanno dovuto affrontare attacchi violenti al largo delle coste nigeriane.
In questi attacchi i pirati nigeriani si sono limitati a derubare le navi assaltate e gli equipaggi di soldi e provviste. La violenza nei confronti dei marittimi imbarcati su queste navi è stata notevole.
Sono stati utilizzati dai pirati coltelli ed armi da fuoco automatiche.
Riportiamo di seguito quanto avvenuto a due degli equipaggi assaltati:
Il 24 novembre 2009, una petroliera ancorata al largo delle coste del Benin, è stata abbordata da otto o nove rapinatori, tutti armati di pistole e coltelli e provenienti dal vicino confine nigeriano. Gli assalitori sono riusciti a guadagnare l’accesso al ponte di Comando. Hanno preteso soldi della cassa nave e gli effetti personali dell’equipaggio. Hanno picchiato il Comandante e legato diversi marittimi. Uno degli ufficiali della nave è stato in grado di dare l’allarme, cosa che ha causato il panico tra i pirati.. Mentre questi cercavano di scappare, il Comandante della nave è stato ucciso. Uno dei pirati è stato fermato dal personale e consegnato alle autorità del Benin.
il 30 ottobre 2009, in Nigeria, una nave cisterna è stata attaccata al largo di Lagos da sei pirati armati di coltelli e pistole. Il Comandante, con manovre evasive ha tentato di impedire l’abbordaggio dei pirati, ha avvertito anche Lagos Port Control. I pirati hanno aperto il fuoco. Alla fine sono riusciti a salire a bordo ed hanno preso in ostaggio tutti i membri dell’equipaggio. I prigionieri sono stati minacciati e diversi di loro aggrediti. I pirati hanno lasciato la nave dopo essersi fatti consegnare soldi e carte di credito dell’equipaggio, non prima però di aver danneggiato le apparecchiature di comunicazione e bloccato tutti i membri dell’equipaggio in una cabina.
Fino ad ora nel 2009, ci sono stati 25 attacchi contro navi nelle acque nigeriane, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di rapina piuttosto che la presa di ostaggi. molte navi sono riluttanti a denunciare gli attacchi a causa delle pressioni commerciali o per timore di rappresaglie durante un probabile loro prossimo ritorno in quelle acque.
Negli ultimi tempi l’O.N.U. è stata sollecitata ad intervenire, con una forza militare, così come già fatto lungo le coste del corno d’Africa, anche nelle acque infestate da questi pirati nigeriani.
24 novembre 2009
Dopo anni i marittimi italiani ritornano in Europa
Dopo anni dalla morte del grande sindacalista Giuseppe Giulietti, 1953, il nuovo sindacato dei marittimi SDM, istituito e gestito dalla Gente di Mare, dopo meno di tre anni dalla sua istituzione, riporta la voce del marittimo italiano in Europa.
Il 20 novembre a Bruxelles è stata ospitata una importante conferenza sul futuro dei trasporti in Europa.
In questa conferenza sono state tracciate le linee guida per il libro bianco che sarà pubblicato il prossimo anno e che indicherà la strada da seguire per lo sviluppo del sistema dei trasporti europei per i prossimi 10 anni.
Tra i partecipanti eccellenti c’era per la prima volta, dopo la morte del grande sindacalista Giulietti, il marittimo italiano che rappresentava se stesso, grazie al SDM, il sindacato dei marittimi istituito e gestito da marittimi…
I temi principali affrontati dai marittimi italiani sono stati: Pirateria, formazione e tabelle di armamento.
Il Presidente del SDM, Mauro Marino, nell’esporre il suo intervento sulla pirateria, dice: “Se è vero che noi Europei dobbiamo aiutare la Somalia, anche per tutelare la nostra economia dei trasporti, dovremmo far si che paesi vicini a quelle zone si unissero a noi in questo compito. Per tale motivo ho parlato di soluzione politica.
La soluzione politica necessita di tempo, come del resto tutte quelle azioni mirate a risolvere e non ad arginare il problema. Nel frattempo ci si deve però attivare a salvaguardare il transito in quell’area specifica, ma come? Oggi la presenza militare c’è, ed ha obiettivamente fermato molti attacchi, ma le navi svolgono attività di pattugliamento in un’area troppo vasta, con navi che transitano in ogni momento e da sole. Dobbiamo ottimizzare questo sforzo.
Per farlo occorrerebbe stabilire un corridoio di transito sicuro, dove far procedere le navi mercantili in convogli. Questi possono essere scortati o, poiché in tal caso l’area da controllare è già stabilita, fissare dei way points presieduti da nave militare lungo tale corridoio.
Chiaramente come fatto notare durante la conferenza, i pirati si sposterebbero. Questo effettivamente può avvenire, ma stabilendo un corridoio abbastanza lungo che porti lontani dalle coste, limiteremmo questo possibile scenario, e tuttavia avendo organizzato questo corridoio ci troveremmo ad avere navi libere che continueranno il pattugliamento al di fuori di questo.
Negare che ci siano costi è totalmente illogico, ma questi ormai già li sosteniamo con risultati non soddisfacenti. Razionalizzare vorrà dire, se non risparmiare, gestire al meglio questi fondi ed avere un risultato soddisfacente, e secondo noi facilitare alle nostre Marine Militari queste operazioni.
L’ultima nostra proposta, ma questa forse è a livello legale complessa da raggiungere, è processare i pirati catturati non per atti di pirateria ma per terrorismo. Questo perché molte leggi (vedi quella italiana) non sarebbero applicabili, e paradossalmente non punirebbero questi pirati in modo commisurato al reato commesso.
Il consegnarli alla Somalia, seppur forse il loro regime carcerario è più duro del nostro, non è per altri pirati un fattore scoraggiante, ma sapere di rischiare molto se catturati darà altro contributo a questa lotta.
Perché siamo contrari ad armare le navi mercantili, o imbarcare personale di sicurezza a bordo? Secondo noi questo modo di agire, porterebbe nell’immediato una riduzione degli attacchi, ma parallelamente quelli che si avranno saranno di una violenza maggiore, e la perdita di vite umane, quella si che sarebbe un danno e un prezzo altissimo da pagare.”
La presenza di questo sindacato, apartitico e totalmete libero da compromessi in questa conferenza, dimostrerebbe, secondo alcuni, che in Europa la Democrazia comincia ad avere la tendenza a volersi esprimere nelle sue forme migliori.
23 ottobre 2009
criminalizzazione degli equipaggi e pirateria
Tra i mali che affliggono la vita dell’uomo di mare di oggi negli ultimi giorni la cronaca ne ha registrati due che dimostrano chiaramente che la gente di mare del XXI secolo è bersagliata sia dalle leggi che da una criminalità organizzata che utilizza il mare come campo di battaglia..
Un nuovo caso di ingiusta criminalizzazione degli equipaggi, dopo quello avvenuto in Corea della “Hebei Spirit“, si sta verificando nella democratica ed europea Norvegia dove due marittimi cinesi del mercantile “Full City“,il comandante Aming Zong e l’ufficiale Qiland Lu, sono trattenuti dalla fine di luglio in seguito ad un arenamento della loro nave durante un temporale. Incidente che aveva provocato lo sversamento di una parte del bunker esistente a bordo.
Per quanto riguarda la pirateria marittima lo scorso 22 ottobre altre due navi italiane sono state bersaglio dei pirati somali: la “Jolly Rosso” e la “Jolly Smeraldo”, entrambe armate dalla società genovese Messina.
L‘Europa oggi chiede ai Giovani di ritornare sul mare.
Quale incentivo dare affinchè questa domanda venga accolta sia dai giovani che dalle famiglie?
Una forte richiesta di umanità giunge oggi dal mare. Richesta che attualmente sembra restare inascoltata. Non si è ancora ben capito che sul mare o l’uomo va centralizzato mostrandone la sua enorme importanza sociale e che la vita sul mare va alleggerita dai suoi pesi storici, che ormai la globalizzazione ha mostrato in tutta la loro negativita, o la professione marittima è destinata a divenire secondaria nei desideri dei giovani e delle famiglie europee.
Si vuole che i giovani solchino i mari? Allora bisogna adeguarsi alle esigenze dell’uomo del XXI secolo.
21 settembre 2009
Ancora mistero sulla morte dell’ufficiale di macchina della nave da crociera “Costa Atlantica”
Prima delle ore 08:30 di giovedì 17 settembre un uomo è caduto in mare, al largo della costa francese, nel golfo del Leone, dalla nave da crociera “Costa Atlantica”, durante la traversata Genova Barcellona iniziata intorno alle 22:00 del 16 settembre. L’armatore della nave è Costa Crociere con sede in Genova.
Appena avvertito della scomparsa dello sfortunato il Comando della nave provvedeva con immediatezza a ricercare il naufrago avvisando tra l’altro anche la Guardia Costiera francese, che inviava suoi uomini alla ricerca dello sventurato.
Nel frattempo dalla nave ne avvistavano il corpo che veniva recuperato con l’ausilio di mezzi di salvataggio in dotazione alla stessa. Dopo il recupero la nave ha proseguito il viaggio verso Barcellona dove il corpo del marittimo è stato consegnato alle autorità locali per i normali accertamenti legali.
Le prime notizie dell’ incidente sono apparse sui media il 19 settembre. Fino a questo momento di certo si sa che l’uomo caduto in mare era un componente dell’equipaggio della “Costa Atlantica”, ufficiale di macchina di 28 anni residente ad Alghero.
Resta ancora un alone di mistero sulla dinamica dell’incidente. I parenti ed amici dello sfortunato marittimo escludono il suicidio. Probabile la caduta accidentale ma non si tralasciano altre ipotesi.
6 settembre 2009
Marittimi: diritto al voto ancora in alto mare
Dopo esattamente un anno e 5 giorni dalla presentazione della richiesta, da parte del SdM (Sindacato dei marittimi), del diritto di voto all’estero per i marittimi, presentata il 2 settembre 2008, e dopo quasi continui solleciti, il silenzio sul voto ai marittimi è ancora presente…Nonostante l’apparente impegno della segreteria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo 370 giorni il diritto di voto sembra essere ancora in alto mare..
Probabilmente lo staranno sciacquando, gli staranno togliendo le crosticine fatte in circa 61 anni dopo l’emanazione della Costituzione italiana?..
C’e’ da premettere che questa non è stata la prima domanda avente come oggetto il diritto di voto all’estero dei marittimi: negli scorsi anni, anche su spinta della Chiesa, varie amministrazioni locali di comuni costieri hanno presentato quasi identiche richieste: tutte rimaste inascoltate…
Il 2010 sarà l’anno del miracolo democratico? I marittimi ormai già ci sperano poco…Ma quante belle cose si dicono in giro sulla Democrazia. Tutti a riempirsi la bocca di questo termine, ma in realtà per diversi cittadini esiste solo sulla carta ed i marittimi ne sono la prova lampante.
C’e’ da considerare inoltre che il diritto al voto è uno di quei diritti inseriti nella “dichiarazione universale dei diritti umani”: Articolo 21 comma 1) Ogni persona ha diritto di partecipare alla direzione degli affari pubblici del suo paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente eletti.
Se in questo articolo della “dichiarazione universale dei diritti umani” si parla di rappresentanti liberamente eletti è logico che debba esistere il diritto al voto. Non considerare che questo è un diritto di tutti e non solo della maggioranza dei cittadini è un preciso sintomo che una reale democrazia è ancora lontana da venire.


